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I primi scavi regolari vennero effettuati alla fine del secolo scorso. Nel 1873 venne portato alla luce il «Sepolcro dei Militi», una necropoli sulla sinistra del Lemene così detta per l’alto numero di iscrizioni sui sarcofagi attestanti la sepoltura dei soldati (si tratta di circa 260 sarcofagi di epoca tardo antica). Data l’impossibilità di conservare le tombe in loco, le iscrizioni furono segate ed ora si trovano nel Museo Concordiese di Portogruaro. Gli scavi portarono in luce altri importanti monumenti della colonia: il ponte romano che univa la città alla via Annia; le terme di via Claudia; il teatro; il foro, situato all’incrocio tra cardine e decumano massimi.
È tuttavia l’area della cattedrale che vede i resti più considerevoli: si tratta di un complesso di monumenti portati alla luce tra il 1950 ed il 1970, comprendente due sepolcreti pagani a tre nicchie ciascuno. Davanti si sviluppa uno dei più antichi monumenti cristiani del Veneto, una tricora, edificio a tre absidi, considerato il prototipo dell’architettura paleocristiana in tutto l’arco altoadriatico. Esso fu eretto originariamente alla metà del IV secolo d.C. per commemorare i martiri concordiesi della persecuzione di Diocleziano, poi divenne, con l’aggiunta di un avancorpo a tre navate, una piccola basilica.
Dietro la cattedrale si innalza il Battistero, costruito nel 1168 dal vescovo Reginpoto; esso ripete fedelmente la tipologia dell’antica tricora, ed è affrescato all’interno con figure di santi e storie della Bibbia.
Sotto la cattedrale di S. Stefano, sono visitabili i resti della Basilica Apostolorum Maior, costruita per conservare le reliquie dei Ss. Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Andrea, Luca e Tommaso. Nel 381 fu dato l’avvio alla costruzione di questo edificio, costituito da un’aula rettangolare divisa in tre navate da colonne romane in marmo e abside interna. Uno stretto corridoio porta al presbiterio rialzato in cui rimane la base dell’altare, costituita da una mensa romana a rosoni, ai lati della quale stanno i basamenti delle quattro colonne del ciborio; al di sotto vi è il loculo che conteneva le reliquie.
La chiesa venne utilizzata fino alla metà del VI secolo d.C., non senza dei rifacimenti soprattutto nella zona presbiteriale e nel pavimento, fino ad essere distrutta da un incendio. Sulle sue macerie si depositarono circa due metri di sabbia portata da varie alluvioni. Due secoli dopo fu costruita una chiesa più piccola, a tre absidi: a questa chiesa altomedievale si sostituì alla fine del X secolo la cattedrale, ampliata e trasformata nella struttura nel 1466, quando assunse l’attuale aspetto a tre navate.
All’interno si trova un’acquasantiera in marmo greco del I secolo d.C., stalli lignei del XVI secolo, l’altare maggiore di stile barocco e diversi affreschi (in particolar modo a destra del presbiterio si può ammirare un affresco di Pellegrino da San Daniele raffigurante la Crocifissione, eseguito tra il 1457 e il 1467).
Sul lato destro della cattedrale si alza la torre campanaria del XII secolo. L’attuale canonica posta sul retro della cattedrale fu costruita come sede vescovile verso il 1450 in stile gotico veneziano, poi rimaneggiata nei secoli. Di fronte alla canonica, in stile rinascimentale, si trova il palazzo comunale.
Nella piazza antistante la chiesa ed il complesso paleocristiano, recentemente sono stati ripresi gli scavi: essi hanno riportato alla luce un tratto di strada romana in basoli di trachite che recano ancora impressi i segni del passaggio dei carri. In una laterale della via Claudia si trovano i resti di un tratto della cinta muraria costruita in epoca augustea e che cingeva, con profilo irregolarmente esagonale, la città. Presso la cinta muraria, distrutta in epoca tardo antica per consentire l’ampliamento urbanistico, vi sono i resti delle terme, databili al II – III secolo d.C.
   
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